L’Emilia e una notte


Questo evento si ripete dal 4 Giugno 2021 fino al 14 Luglio 2021. Il prossimo appuntamento sarà il 19 Giugno 2021

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La stagione di spettacoli teatrali a Rubiera riparte col cartellone estivo.

In programma  numerosi appuntamenti, in svariati luoghi di pregio del territorio rubierese: al chiostro di Corte Ospitale si aggiunge il Teatro Herberia per 11 spettacoli tra teatro, circo contemporaneo e danza a partire dal 13 maggio fino al 14 luglio 2021.

L’Emilia e una notte propone 5 appuntamenti al Teatro Herberia, che si intrecceranno con i 7 appuntamenti in programma alla Corte Ospitale.

Venerdì 4 giugno, ore 20 –  Ospitale, via Fontana 2
Europa

di Emanuele Aldrovandi
con Giusto Cucchiarini, Luca Mammoli, Petra Valentini, Silvia Valsesia, Riccardo Vicardi
costumi Costanza Maramotti
con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea” – Nuove Opere

Per la maggior parte del tempo le nostre vite scorrono su binari collaudati e non ci permettono di avere abbastanza tempo e abbastanza lucidità per riconoscere le fondamenta, l’origine e la direzione di questi binari. Un evento catastrofico, che blocca completamente le nostre vite e ci porta a rivoluzionare le nostre abitudini, ci obbliga a farci domande che altrimenti non ci faremmo e fa uscire, anche involontariamente, le nostre frustrazioni, paure e ferite più profonde. Che restano latenti finché, a causa di uno scontro per un motivo apparentemente futile, non escono alla luce del sole in tutta la loro lacerante – e comica – tragicità.

Lunedì 7 giugno, ore 21.30 –  Ospitale, via Fontana 2
weLAND
Esito di residenza Climate Of Change Tour

di MagdaClan circo

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria
0522621133 – biglietteria@corteospitale.org

Il Magdaclan in carne e ossa attraversa uno dei più attuali temi del Presente: la migrazione dovuta ai cambiamenti climatici.
Come si può affrontare un tema così scottante con poche parole, qualche oggetto, e con estrema leggerezza?

Sabato 19 giugno, ore 19.30 –  Teatro Herberia
Oblomov Show

Uno spettacolo di compagnia Oyes
ideazione e regia Stefano Cordella
con Martina De Santis, Francesca Gemma, Francesco Meola, Dario Merlini, Umberto Terruso
scrittura scenica collettiva
testo Dario Merlini
aiuto regia Noemi Radice
scene e costumi Stefano Zullo
sound design e musiche originali Gianluca Agostini
disegno luci Martino Minzoni
organizzazione Carolina Pedrizzetti, Irene Romagnoli
produzione Oyes, La Corte Ospitale
con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave / Kilowatt)

Il lavoro è ispirato a Oblomov di Ivan Goncarov, uno dei più importanti romanzi russi di fine Ottocento.
L’intuizione di Goncarov è quella di portare alle estreme conseguenze una condizione esistenziale che risuona più che mai nel nostro contemporaneo, tanto che alcuni critici letterari hanno definito il romanzo “un inno all’apatia”.
Il protagonista Oblomov, l’antieroe per eccellenza, nelle prime cento pagine del romanzo non si alza neanche dal letto, cercando ogni scusa possibile per rimandare la vita al giorno successivo.
Nella riscrittura di Oyes, Oblomov è un uomo vicino ai quarant’anni con brillanti trascorsi artistici. Dopo alcune delusioni lavorative e sentimentali ha però scelto di isolarsi nella vecchia casa di famiglia con il fratello Zachar, lontano da colleghi, passioni e da qualunque tipo di ambizione. A loro si aggiunge Agafia, una conoscenza estiva di Zachar che da un giorno all’altro invade la casa di Oblomov, creando i primi disequilibri nella quotidianità dei due fratelli. Ma è solo grazie al ritorno dell’amico d’infanzia Stolz che Oblomov ricomincerà a confrontarsi con il mondo fuori. Sarà proprio Stolz a presentargli Olga, la donna di cui Oblomov si innamora follemente. Riuscirà a ricostruirsi una vita felice insieme a Olga? O la paura di fallire lo riporterà nell’apatia del suo divano?
La pandemia ha obbligato la maggior parte della popolazione a rivedere le proprie abitudini modificando profondamente la qualità dei rapporti sociali e le possibilità di incontro. In questa riscrittura contemporanea, Oyes si muove sul delicato confine tra dimensione mentale e vita reale, provando a raccontare in chiave tragicomica la fatica di ricominciare, la paura di rimettersi in gioco

Lunedì 28 giugno, ore 21.30 –  Ospitale, via Fontana 2
Shakespearology. Un’intervista impossibile a William Shakespeare

Concept e regia Sotterraneo
in scena Woody Neri
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio
costumi Laura Dondoli
sound design Mattia Tuliozi
tecnica Monica Bosso
produzione Sotterraneo
sostegno Regione Toscana, Mibact
Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory, del network europeo Apap – Performing Europe 2020 ed è residente presso l’Associazione Teatrale Pistoiese

Dice Jerome Salinger: “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono”. È da un po’ di tempo che volevamo usare il teatro come quella famosa telefonata, per incontrare Sir William Shakespeare in carne-e-ossa e fare due chiacchiere con lui sulla sua biografia, su cosa è stato fatto delle sue opere, su più di 400 anni della sua storia post-mortem dentro e fuori dalla scena – come se accompagnassimo Van Gogh al Van Gogh Museum o Dante in mezzo ai turisti che visitano la sua abitazione fiorentina. Partiamo dall’immaginario collettivo per parlare con Shakespeare. Certo, non sarà il vero, autentico, originario William Shakespeare, ma se riusciamo a incontrare anche uno solo dei possibili Shakespeare, forse l’esperimento potrà dirsi riuscito. Shakespearology è un one-man-show, una biografia, un catalogo di materiali shakespeariani più o meno pop, un pezzo teatrale ibrido che dà voce al Bardo in persona e cerca di rovesciare i ruoli abituali: dopo secoli passati a interrogare la sua vita e le sue opere, finalmente è lui che dice la sua, interrogando il pubblico del nostro tempo.

Sabato 3 luglio, ore 21.30 –  Ospitale, via Fontana 2
Cassandra o della verità

Giornata finale del progetto ERetici. Le strade dei teatri
progetto per un solo coreografico
regia, danza, voce di Massimo Monticelli
musiche originali di Marco Pedrazzi

Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria

Cassandra o della Verità nasce come un solo coreografico che ha la danza contemporanea come medium principale, associato alla parola, alla voce, e alla musica, che sarà una composizione originale.

Il progetto nasce da un’urgenza di ricerca personale e professionale sul tema della Verità, o più precisamente della veridizione, inserendosi in un contesto socioculturale in cui le fondamenta stesse del concetto di verità vengono scosse: la scarsa fiducia nella scienza, l’abbondare di notizie false, l’incapacità di informarsi, la difficoltà nel valutare e prendersi la responsabilità di ciò che si dice e ciò che si fa. Ancor più nello specifico, la ricerca si prefigge il femminismo intersezionale come condizione primaria di lavoro e come pratica di ricerca della verità, nell’ottica di assumere una weltanschauung che devii da quella dominante per inserirsi in maniera più veritiera e informata all’interno del dibattito politico.

Il mito di Cassandra si pone qui come il contenitore e la chiave di lettura per indagare come la Verità viene raccontata, ascoltata, presa in considerazione o rigettata, non soltanto in virtù del contenuto della veridizione stessa, bensì di colui o colei che la pronuncia.

Una Cassandra sotto una luce contemporanea diventa il punto d’incontro tra una veridizione parresiastica e profetica, rappresenta l’occasione di parlare del presente, testimonia le altre cassandre contemporanee che, pur avendo il coraggio e la responsabilità di dire la verità, pur mirando al bene comune, vengono rigettate, ridicolizzate, strumentalizzate, spesso per la sola ragione di essere donne.

Nasce qui allora il paradosso e la provocazione: Cassandra interpretata da un performer dichiaratamente ed esplicitamente uomo. È tuttavia importante segnalare un disclaimer: la provocazione non risiede in una denuncia o nella proclamazione di una situazione personale che vada a toccare l’identità di genere dell’artista, ma al contrario risiede nel prestare il corpo di un uomo alla voce di una donna. Se quest’atto da un lato rappresenta per l’artista un obbligo etico e morale di lavorare empaticamente e con un confronto continuo proprio in virtù del proprio privilegio, dall’altro lancia automaticamente, dal punto di vista drammaturgico, una domanda dal carattere squisitamente provocatorio e attuale: Una donna, per essere ascoltata e creduta, deve essere come un uomo?

Il progetto si inserisce in una cornice concettuale che abbraccia uno studio comparato che include, tra altri, l’analisi dei testi di Eschilo, Euripide e Licofrone, il lavoro di Christa Wolf e la scrittura poetica di Wislawa Szymborska.

Cassandra o della Verità vuole quindi presentarsi come un momento di confronto e di riscrittura, che osserva l’incessante tentativo di comunicare, la caparbia volontà di dire di no, l’ostinata necessità di immaginare un altro futuro.

Il progetto è forte della collaborazione di Marco Pedrazzi, compositore bolognese di 27 anni che ha sul curriculum, tra le più recenti, una commissione alla Biennale Musica di Venezia 2020 e la colonna sonora del documentario The Forgotten Front.

Venerdì 9 luglio, ore 21.30 –  Ospitale, via Fontana 2
Fake folk

con Andrea Cosentino, Alessandra De Luca, Lorenzo Lemme, Nexus
ideazione e drammaturgia Andrea Cosentino
collaborazione alla drammaturgia Alessandra De Luca
suono e musica dal vivo Lorenzo Lemme
design realtà aumentata e movimenti scenici Nexus
montaggio video, allestimento tecnico e coordinamento Dario Aggioli
scene Antonio Belardi
costumi Anna Coluccia
produzione Cranpi
in collaborazione con Aldes e Teatro Biblioteca Quarticciolo
con il sostegno di Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Periferie Artistiche Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio

Oggi più che mai, quello che manca non è guardare, ma guardarsi, abitare uno spazio reale e relazionarsi con persone fisiche. Ecco perché una festa invece di uno spettacolo.

Fake folk è un progetto di riconquista critico-carnevalesca della piazza e del folklore attraverso le nuove tecnologie. Una finta festa tradizionale, ovvero una performance itinerante fatta di teatro, cabaret, musica, danza, video, e al contempo un gioco di ruolo che coinvolge i partecipanti nella reinvenzione dei propri usi e costumi: una riflessione su come oggi convivono le identità locali con un immaginario reso sempre più omologato dalla globalizzazione.

È un’installazione video-teatral-musicale contesa fra scena e spazio, immersione e attrazione, in bilico tra processione del santo patrono, sagra e fiera popolare; un format capace di contenere di tutto, perché in una festa che si rispetti è d’obbligo mettere troppa carne al fuoco. Fra musiche bandistiche destrutturate e discorsi parodistici di assessori al turismo insostenibile, processioni che sfilano immobili mentre lo sfondo è proiettato in realtà aumentata, concerti, karaoke e danze in mezzo a giochi pirotecnici virtuali, i partecipanti si interrogano, sperimentandoli in prima persona, sui propri modi di abitare lo spazio pubblico e socializzare. Quale distanza separa una community virtuale da una comunità locale? Come si evita il vuoto di socialità reale di fronte al presenzialismo social? E nell’epoca del distanziamento, cosa può una comunità? Sforzandosi di ricreare “l’autenticità” della festa con tecniche palesemente finte, Fake folk coinvolge il pubblico in una gioiosa decostruzione della tradizione. Si gioca a creare un finto rituale folklorico, non per negarlo o prendersene gioco, quanto per reinventare la possibilità di una festa contemporanea, senza dubbio diversa e irriverente, ma comunque vissuta e partecipata, nella convinzione che, come da tradizione carnevalesca, solo uccidendo il vecchio si può fare spazio al nuovo

Martedì 13 e mercoledì 14 luglio, ore 21.30 –  Ospitale, via Fontana 2
Architettura della disobbedienza

Ideazione del progetto Francesco Fassone
Creazione e messa in scena Maria José Revert, Emiliano Bronzino, Francesco Fassone
Regia Emiliano Bronzino
Drammaturgia Fabrizio Sinisi
Performer Maria José Revert
Voce narrante Daniele Timpano
Paesaggi sonori Petrolio
Performer trainer Alfonso Crosetto
Costumi Augusta Tibaldeschi
Collaborazione alla creazione Elisabetta Maniga
Responsabile tecnico Elia Iachetti
Produzione Associazione Craft all’interno del progetto di ricerca “Tango-Down Athena, Il teatro come hackeraggio del mito urbano”, coordinato dal POLIMI DESIS Lab del Dipartimento di Design – Politecnico di Milano. Coordinamento Scientifico Davide Fassi (coordinatore), Annalinda De Rosa, Francesco Vergani, Virginia Tassinari
Il progetto è realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito del Bando ORA! Produzioni di Cultura Contemporanea

Spettacolo per un numero limitato di spettatori

“Architettura della disobbedienza” è una performance immersiva e interattiva, che indaga il concetto di inconscio collettivo della città, interrogandosi sulle discrepanze che vengono a crearsi tra l’immagine istituzionale e mediatica dello spazio urbano contemporaneo e la percezione soggettiva che ne hanno gli abitanti.
Gli spettatori vengono guidati da una performer ad intraprendere un viaggio ad occhi chiusi, il cui obiettivo è la visualizzazione di una città generata dalla somma delle immagini prodotte dalla mente di tutti i partecipanti.
La performance si costruisce work in progress, a partire dalle domande che la performer rivolge ad alcuni spettatori, guidandoli attraverso un viaggio fatto di ostacoli, bivi da prendere e scelte da compiere.
Parte del pubblico è invitata a partecipare attivamente alla creazione, altri avranno il compito di custodire il ricordo di ciò che viene generato, per lasciarne traccia al termine dell’esperienza.
La creazione collettiva del racconto e dell’immaginario che ne scaturisce genera una sorta di affresco invisibile, una scultura di pensiero, in cui i tasselli che si aggiungono progressivamente vanno a completare il paesaggio di una città immaginata, governata da leggi arbitrarie. Le menti dei partecipanti sono gli unici architetti.
Con il cambiare degli spettatori, ad ogni ciclo di rappresentazione, il racconto si configura in una forma completamente diversa. L’immaginario che prende vita è unico e irripetibile.
Come fase preparatoria, prima di accedere all’area performativa, il pubblico transita all’interno di un’installazione audio/video, accompagnato dalla voce di Daniele Timpano.
La performance è la tappa conclusiva del progetto di ricerca Tango-Down Athena, Il teatro come hackeraggio del mito urbano, coordinato dal POLIMI DESIS Lab del Dipartimento di Design – Politecnico di Milano, sviluppato in partnership con Associazione Craft e Spazio Kor, vincitore del Bando Ora! Produzioni di cultura contemporanea della Fondazione Compagnia di San Paolo.